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LA COLLEZIONE
ITALO SEGALINI

MASSIMO TAPARELLI D'AZEGLIO
Torino 1798 . Torino 1866

Massimo D'Azzeglio

"Muzio Attendolo Sforza che lancia l'accetta sull'albero" - Olio su tela 177 x 247 cm

Massimo d’Azeglio, figlio del marchese Cesare Taparelli d’Azeglio e di Cristina Morozzo di Bianzè, naque a Torino il 24 ottobre 1798.
In seguito alla conquista di Torino da parte del governo napoleonico, la famiglia d’Azeglio si trasferì a Firenze, dove prese a frequentare la casa della contessa d’Albany, Marie-Caroline de Stolberg, che fra gli ospiti contava molti artisti, fra cui il pittore francese François Xavier Fabre. Nel 1807 la famiglia rientrò a Torino e Massimo ebbe la possibilità di frequentare la Regia Università nella classe di fisica.

A Torino ebbe modo di conoscere alcune delle figure di maggior influenza della città sabauda, fra il Settecento e l’Ottocento.

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In occasione di un soggiorno a Roma frequentò illustri artisti, fra i quali Canova, Thorwaldsen, Rauch, Camuccini, Landi e Chauvin, che contribuirono a far nascere in Massimo il desiderio di dedicarsi alla pittura.

Nel 1815 tornò a Torino e divenne sottotenente presso la “Cavalleria della stanza a Venaria Reale”.
Insofferente però alla rigida vita militare, decise di dedicarsi alla pittura: grazie all’amico Giuseppe Pietro Bagetti, insegnante dell’Accademia di Belle Arti, entrò a lavorare nello studio del pittore Daniele Revelli, con l’intento di affinare la propria tecnica artistica e approfondire la pratica pittorica dal vero.

Nel 1819 ripartì per Roma e si trasferì nella campagna romana, dove frequentò il prestigioso ambiente artistico raccoltosi intorno alla villa Cybo; conobbe il pittore fiammingo Verstappen, del quale frequentò in qualità di allievo lo studio in Roma.

Nel 1820 espose alcune opere presso il Palazzo dell’Università di Torino e nel 1826 terminò i suoi soggiorni nella Campagna romana. Durante un viaggio a Napoli nel 1827 conobbe Anton Sminck van Pitloo; i taccuini di D’Azeglio di quel periodo sono ricchi di schizzi della città partenopea e di Sorrento.

Tornato a Torino si dedicò, tra il 1819 e il 1820, a uno dei suoi quadri storici più famosi: La disfida di Barletta e al romanzo Ettore Fieramosca pubblicato nel 1833.

Nel 1831 si trasferì a Milano, dove conobbe e iniziò frequantare assiduamente Alessandro Manzoni; non era da allora trscorso molto tempo quando si celebrarone le nozze di D’Azeglio con la figlia del poeta, Giulia, che lo rese padre di una bimba.

D’Azeglio divenne un pittore di successo e fino al 1843 suoi quadri paesaggistici, a soggetto storico, letterario e cavalleresco, fecero bella mostra in diverse manifestazioni artistiche. Dalla seconda metà degli anni Quaranta dell’800, intraprese la carriera politica, accettando la direzione del movimento liberale di Romagna. Nel 1845 ottenne udienza con Carlo Alberto e in quell’occasione il re pronunciò la celebre frase:” Faccia sapere a quei signori che stiano in quiete, e non si muovano, non essendovi per ora nulla da fare; ma che siano certi, che presentandosi l’occasione, la mia vita, la vita dei miei figli, le mie armi, i miei tesori, il mio esercito, tutto, sarà speso per la causa italiana”.

Quando nel giungo 1846 venne eletto pontefice il cardinale Mastai Ferretti, d’Azeglio si precipitò a Roma per incontrarlo e iniziò una campagna politica a sostegno di un duplice disegno: indurlo a farsi capofila dei principi italiani per liberare il territorio italiano dalla presenza straniera, e convincere i progressisti e i conservatori, a unire le proprie forze in questa direzione.

Nei suoi scritti tra il 1846 e 1848 delineò il suo progetto di riforma dello Stato, e denunciò la pesante ingerenza austriaca nei fatti italiani, particolarmente dura a seguito del Congresso di Vienna.

Il 5 marzo 1848 Carlo Alberto concesse lo Statuto e scese in campo, realizzando il sogno di d’Azeglio di vedere il Piemonte alla testa della lotta per la libertà, per la quale si impegnò a combattere egli stesso nell’esercito pontifico. Ma il sogno si infranse quando Pio IX rinnegò il suo appoggio alla causa italiana. D’Azeglio non abbandonò la politica; dopo essere stato eletto deputato, il nuovo re .Vittorio Emanuele II, il 6 maggio 1849 lo nominò presidente del Consiglio dei ministri, carica che assunse fino al 1852. Da primo ministro, si mosse abilmente nelle trattative di pace con l’Austria e come ministro degli Esteri ottenne l’appoggio morale di Francia e Inghilterra, riuscendo a raggiungere l’approvazione del trattato di pace.

In seguito alla caduta del suo governo, tornò alla pittura e nel 1855 assunse la carica di direttore della Regia Pinacoteca. Reindossò la divisa nel 1859, con il grado di generale, quando si profilò una nuova guerra con l’Austria, . Massimo d’Azeglio morì nel 1866 presso l’Accademia Albertina di Torino, nella quale possedeva una stanza.

CONFERENZE e MASTER CLASSES

I CONCERTI

I Concerti in calendario per la Rassegna saranno tenuti ds alcuni fra i più affermati concertisti Italiani.

 

Tutti loro hanno avuto sorte di conoscere il maestro Angelo Gilardino; per alcuni ha rappresentato un maestro fondamentale nel loro percorso artistico e hanno avuto il privilegio di estendere il rapporto didattico e professionale a un rapporto di profonda stima e amicizia.

Tutti loro hanno eseguito in modo magistrale composizioni del maestro di cui spesso erano i diretti dedicatari, di cui hanno dato la "prima esecuzione" assoluta e registrato interpretazioni di grande qualità.

 

Ciascuno con la propria straordinaria identità artistica e personalità interpretativa potrà offrire una lettura di profonda intensità di alcune delle pagine più belle composte da Angelo Gilardino.

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